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Lettera 11b

Lettera 11b

 

11b 7 lettere, non buste.

LETTERA 11B - LETTERA 1 - DATA 

 

11b prima: foglio a righe, 150 x 202 mm, mano della madre di Felice: Data 27 o 22? Quattro figli con Felice?

 

(sn) Trobaso. (dx) 27.8.43. / (sn) Caro figlio. / Oggi la posta <h>a apportato (sic) tre dei / tuoi scritti per Josette, e sono andata / io questa sera a trovarla; ieri quando / ci sono stata stava benino: oggi invece / <h>a passato una brutta giornata; i / tuoi scritti ci <h>anno apportato (sic) un p’ò (sic) / di sol<l>lievo: sperava di poter dormire /un p’ò (sic) questa notte. In quanto / all’operazione, pare che il proffesore (sic) / si decida per (una sillaba canc.) lunedì: speriamo / che tutto vada bene. Josette / oramai (sic) insiste per l’operazione, / che così è stanca di andare avanti. / Felice caro, questa sera non mi prolungo: non trovo parole per / esprimermi. Da mio fratello Piero, / da quando è partito, si ah (sic) avuto / sue notizie solo oggi: si cominciava / a esserne (sic) in pensiero. E da Peter / sai qualche cosa? /1v/ Ti penso sempre: chissà Felice cosa fa? / Coraggio, e speriamo in bene. / Ti auguro buona notte. Saluti / con affetto da pappa (sic), Odette, Charlie e / Jean. Josette ti pensa e ti / manda i suoi baci; io pure ti / penso e ti bacio. Tua mamma.

LETTERA 11B - LETTERA 2 - DATA

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11b seconda, foglio bianco, non filigr., 216 x327 mm, dattiloscritto allineato sn., verso vuoto; non data né firme. Non mittente né destinatario. Chi è Rina? Copio fedelmente. le parole divise fra due righe sono divise da =. Alcuni errori di battuta, tastiera (i-u)

 

Cantami o diva del Pelide Achille l’ira funesta che infiniti addusse lutti / agli achei molte anzi tempo all’orco (?) generose travolse alme d’eroi e di cani / e d’augelli lor salme abbandonò, da quando primamente disgiunse aspra contesa / il re dei prodi Atride e il divo Achille, ma qual dei numi animicolli (sic) il figlio / di Latone e di Giove irato al sire spandea il dio il feral morbo e la gente / peria colpa d’Atride che fece a Crise sacerdote altraggio (sic). / In questa immane battaglia fra l’oro e il sangue l’Iddio gi<u>sto che vive nel / cuore dei giovani popoli ha scelto vinceremo. Mussolini. / Cara Rina questa mia ti giungerà certo inaspettata e dal contenuto capirai / facilmente di (sic) che cosa alludo e forse ne rimarrai si sconcertata. Ci ho pensato / giorno e notte prima di decidermi a scriverti questa lettera perché temeva (sic) / di annoiarti come ti avrò certo annoiato con le parole. Devi scusarmi Rina ma / non saprei resistere uj (sic) giorno di più senta (sic) dirti ancora una volta quanti (sic) ti / voglio bene, mi sembra di essermi liberato di un gran peso quando (corretto) ti dico que/<s>te parole, Io ormai sono rassegnato a condurre una vita infelice per sempre / senza di te io sono un uomo finito (moralmente canc.) materialmente e quel che è peg/gio moralmente. Tu sei la mia vita Rina la mia luce l’unico sostegno della mia / esistenza, In questi ultimi tempi ho vissuto continuamente con una tortura nel/l’animo già duramente provato negli ultimi anni della tua conoscenza. / Mia adorata quando anche tu conoscerai l’uomo che ti farà felice e lo amerai / tanto come ti ho (amto mio canc.) amato io allora solo capirai e ti renderai conto / di quello che ho soffe<r>to io, altrimenti non lo capirai mai. Vorrei dirti tante / altre cose ma non riesco a trovare le parole adatte per esprimermi, e poi sareB/be (sic) una inutile pena tanto sono già rassetnato (sic) al mio destino. / Tutto quello che posso fare e (sic) di ringraziarti di quelle ore che mi ahai (sic) / dato quelle ore di immensa felicità che rimpiamgo con tutta l’anima, sapevo / benissimo che un giorno doveva finire e al solo pensarci mi sembrava di impaz/zire, ora che è venuto (sic) l’ho accolta con una gran pena nel cuore ma anche un po’r (sic) di gioia sapendo che di noi due almeno tu hai trovato la tua (canc.) felicità / che a me per una crudeltà del destino mi è stata negata.

 

Seguono 4 linee con sequenze ripetute “vnb, nvnb (…)”.

LETTERA 11B - LETTERA 3 - DATA

 

11b terza, foglio azzurro 208 x 295, manoscritto, mamma di Felice (sicuro). Il biglietto citato non c’è?

 

(dx) Schaffhausen, den 21.Juni.

 

(sn) Mia piccola Josette. / Perdona se ti feci attendere: con questa mia ti spiegherò poi il motivo, ma prima ti voglio rispondere / su ciò che Felice mi scrisse; ei mi scrisse che per Natale vi sposerete: cosa dite, Josette? Pensa: ne sono così / contenta che non so nem<m>eno esprimermi; d’unque (sic) presto ti chiamerai Josette Ferri. Che felicità, ve l’auguro / di tutto quore (sic). I tuoi genitori cosa ne dicono? Sono contenti? Speriamo che presto la guerra sia finita, / così saremo tutti uniti. Dim<m>i: come <h>ai trovato Felice? Og<g>i Peterle mi scrisse scrisse (sic) pure che sta bene. / Dunque, Josett, sap<p>i che trè (sic) settimane or sono mi volevano portare al’ospedale (sic); ascelto (sic): tre settimane / or sono una mattina mi alzai e andai al lavoro come di consueto; per la strada mi prese la piova (sic), / perché sap<p>i che qui piove già 4 settimane ininter<r>otte: insom<m>a presi freddo; ne la Fabrica era pure / un grande freddo: cominciai a tremare in tutta la vita, poi mi cominciò far male ma male al<l>a / mia povera gamba, siché verso le nove mi portarono giù dal portinaio, e al’a mimpavagliano (sic), mi / fecero del tee (sic), mi misurarono la feb<b>re, e avevo 40 gr.: di mattina, pensa. Io volevo andarmene a / casa, ma loro non vollero a tutti i costi; mi dissero che non mi lasciano (sic) andar a casa, che colà / non cè (sic) nessuno che mi assiste, che è meglio che vadi (sic) al’ospedale (sic); piansi, e dicisi (sic) di non voler andare / al’ospedale (sic): insom<m>a mi decisi di far telefonare a mia sorella Irma, così ven<n>e e con un taqsi (sic) / è (sic) due Schafeur (sic) perché, come ti dico, stavo proprio male. Era di venerdì il 4 giugno, così rimasi / da Irma sino Martedì, poi me ne volli venire a casa; caminare non posso, tanto ò la gamba / tutta infasciata (sic): gl’impac<c>hi me li fò da mè, è ora non mi sento più così debole. Domani per la / prima volta vado dal Dottore; insom<m>a va meglio tutti i giorni: forse andrò a far una cura, ma / non sono siqura (sic) se ci vado; capirai che non vedo l’ora che tu è (sic) Felice veniate per andarmi / qurare (sic) per bene: ora non è più così pericolo: ti prego di non scrivere nulla di ciò a Felice, perché, / tu lo sai, se la prenderebbe trop<p>o a quore (sic); non pensare che Köbi non mi lascia mancar nulla, e spero di / migliorare tutti i giorni; <h>o la tua parola, Josett<e>, non scriver nulla di ciò a Felice, ti prego. /

 

(a dx delle due ultime linee, riflesso di timbro tondo 25 mm. con “8”)

 

In quanto a te, Josett, ascolta: non comperare roba; i tuoi genitori non devono pensare di darti del<la dote: / qui troverai tutto, è (sic) ciò che ti manca ci penseremo; in principio ce né (sic) ab<b>astanza, e mi basta che tu / sia qui, che tu sii Felice (sic) è contenta, è se sarà possibile per i primi tempi è meglio che non ab<b>iate / dei figli, così vi potete goder la vita di più. Ti compreremo una bel<l>a bicichletta (sic): vedrai che bel<l>e / 1v/ passeg<g>iate farete, è forse col tempo fa<ra>i venire i tuoi Genitori, così saremo tutti uniti come sarà / bel<l>o, Josett! Speriamo un giorno, quel giorno sarà vicino al<l>a felicità. / Josett, fammi sapere: <h>ai tu spedito il pacco a Milano? Sai, quela signora scrisse di non averlo ricevuto; / vuoi tu aver la bontà di mandarmi lo scontrino? Così serà (sic) persuasa: è la prima e l’ultima / volta che mi prendo d’egli (sic) impegni per gli altri; fam<m>i questo piacere, mia piccola Josette (sic): ti ricompenserò un / giorno di tutto. Ora più non mi al<l>ungo; salutami i tuoi cari, e tu ricevi un affet<t>uoso ab<b>rac<c>io e baci. / Tua mamma che sempre ti pensa: ar<r>ivederci presto.

 

(a dx, 2 linee) Fami il piacere: consegna a Dirce / questo biglietto. /

 

Le mie sorelle ti salutano: Irma e Jolanda: pure i loro Mariti Beni è Arturo; gli feci / vedere le tue fotografie: a loro piaci: specialmente ai due mariti, che farai la loro conoscenza.

LETTERA 11B - LETTERA 4 - DATA

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11b quarta, foglio azzurro 208 x 192 mm, stessa mano, madre di Felice, verso vuoto, non data. sul recto in alto dx timbro tondo 23 mm: “21”

 

(centrato) Mia piccola Josette / La mia sorpresa è grande nel ap<p>rendere che non avete ricevuto le mie lettere: / credimi, Josette, io vi risposi subito; mi dispiace, credimi: forse ora le avrete / ricevute, spero. Josett, tu mi scrivi che sei triste perché Felice a (sic) dovuto partire; ti credo, cara, cosa vuoi? Il destino a volte è crudele, ci mette a dure prove; speriamo che sia / l’ultima; tu dici che Id<d>io è misericordioso: evero (sic); pensa: tu <h>ai riveduto (sic) il tuo / Felice: non tutti <h>anno avuto questa grande felicità; e pensa che presto tu / sarai sposa. Id<d>io non ti deve abband<on>are; prega, Josette, prega Id<d>io che ci tenga / sano è salvo Felice, anche Peter, poverino: poi saremo tutti tutti felici; Che bello / sarà Josett<e>: tu qui troverai una seconda mamma. Ti voglio tanto tanto / bene: vedrai come saremo Felice (sic). Dob<b>iamo sperare; ora vo tutti i giorni migliorando: / presto vado al lavoro. Josett, fam<m>i sapere se <h>ai mandato la roba a Milano: ti prego, / quando scrivi, di farmelo sapere. Per ora ti saluto e ti mando tanti tanti baci / ed ab<b>rac<c>i; baciami la tua cara mamma è papà, fratelli. Arivederci (sic). Tua mamma / centrato) che sempre ti pensa.

LETTERA 11B - LETTERA 5 - DATA

 

11b quinta foglio marrone chiaro rigato, 137 x 176 mm, mano di Josette

 

(dx) Trobaso, il 8.6.43. / (centrato) Mio caro amore. / Mi perdonnerai (sic) sé (sic) in questi giorni / ti scrissi così poco: ma avevo così tanto lavoro / che mi ha preso tutto il mio tempo. / Caro, <h>ai ricevutte (sic) le mie foto: ti piacciono? / Non sonno (sic) mica belle perché l’Odette ha mossa / la mac<c>hina: ma insom<m>a si vede lo stesso / qualche cosa, vero? / Sei venuto a Venezia? <H>ai visto il Pino (?) / Spero di sì. / Oggi splende un bel sole, ma via (?) che (?) / temporale: quando sono arrivata in stabilimento / ero fradicia. Felice, <h>ai ricevuto la lettera della Deia? In questi giorni non ho tempo di andare / a trovarla, perché ho tanto da lavorare a casa: sto ricamando una camicetta nera per la mia / mamma, e il lavoro non manca, e dopo ne / ho una per me da ricamare color granata; /1v/ la mamma mi ha regalato la stoffa la settimana / scorsa: così, vedi, sono molto impegnata. / Mio caro, non puoi im<m>aginarti a qual / punto mi manc<h>i: ogni minuto, ogni momento / penso a te, e maledisco (sic) quel (sic) ingiusto destino / che ti <h>a portato via così lontano da me: l’unica / cosa che avevo di caro e di bello vicino a me / se ne (sic) andato così lontano che a me sembra / in capo al mondo; ma pazienza: l’amore / mi aiuterà a sopportare con pazienza questa / permanente lontananza. Ver<r>à il giorno in / cui saremo felice (sic) e potremo dimenticare questo / brutto intervallo della nostra vita amandoci / tanto. / Sperando aver presto tue notizie, ricevi, / amore mio, i più cari saluti: teneramente / ti bacia la tua (dx, sottol.) Josette.

 

(una linea sotto:)

 

Ti amo tanto e tanto desidero vederti.

LETTERA 11B - LETTERA 6 - DATA

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11b sesta, foglio bianco 220 x 310 mm a linee, penna, mano di Felice (o di Josette frettolosa? molti dubbî, fare confronti è possibile?) verso vuoto: sottoscrizione di chi ? Non data. È una minuta, per cosa? Le parti iniziano con un segno a margine.

 

Invano continuavo ad aggiungere mille particolari per / spiegarti meglio i miei stati d’animo./ Poi ti scrissi! tutto… Perché non mi hai tenuto subito lontano / fin da allora; perché hai lasciato (corr. interlinea in “permesso”, fra parentesi) che io costruissi un castello di / sogni e di illusioni quando sapevi benissimo che un giorno sarebbe / crollato? / “Stavo per morire (le tre parole sottol) ma mi rialzai: avevo istantaneamente compreso che / la mia vita valeva quello sforzo, e lo valeva unicamente perché al / mio ritorno ci saresti stata tu ad aspettarmi”. /

 

(dopo una riga vuota)

 

Mi sembrava impossibile che un altro uomo potesse pretendere / di meritarti senza prima avere sofferto quello che ho sofferto io. / Non è su una simile promessa che si può costruire una felicità. / Ti prego di non rispondere a questa mia: sarebbe una inutile / pena per te e per me. Non merito e non voglio la tua pietà. / Quella che ti scrivo non è quindi una lettera d’addio per te, ma / per quella Lichja (?) che ho creato con le mie illusioni. / Nulla ti chiesi all’infuori della tua tenerezza: e quello che tu / sapesti d’armi (sic) era soltanto l’illusione di aver trovato il mio / ideale. / Non volevo che mi si leggesse negli occhi che pensavo a / una donna. / Sono stato goffo, lo so: avevo continuamente la sensazione / di non riuscire ad esprimere quanto mi (due parole non decifrate). / Pensarti dovrebbe essere una gioia, e invece mi è un tormento.

 

(sotto dx firma canc. su due linee)

LETTERA 11B - LETTERA 7 - DATA

 

11b settima 140 x 200 mm; cartoncino con prestampato completato dattilo e firma in basso dx del Capo Ufficio Matricola Centro / Ten. Col. Giuseppe Castagna 31 maggio 1943/XXI°.

 

In alto dx N. 2909 (208) del Catal. (R. 1941 – Anno XX); a sn, sotto timbro Savoia ovale con fasci 9 z 12 mm, timbro azzurro su 3 linee: Comando Distretto Militare / di Venezia in Mestre / UFFICIO MATRICOLA CENTRO. data in alto

 

Completamento dattilo:

 

(dx) Mestre 31 maggio 1943/XXI°; non destinatario; (ms.) Prot. N. 8043 /2/ MC;

 

testo: (centrato, sottol.) DICHIARAZIONE /

 

(sotto, all. a sn) Si dichiara che, allo stato degli / atti, risulta che il Sold. / FERRI FELICE di Roberto, Cl. 1918, / non ha fruito di alcuna licenza straor/dinaria dal 6 marzo 1942 ag (sic) oggi. IL Capo Ufficio Matricola Centro / Ten. Col. Giuseppe Castagna (segue firma ms, penna) GCastagna.

 

Sul verso a matita, mano di Josette (?): Scrivere al corpo ove eravi effettivo / il militare, e farsi rilasciare dichiarazione / di usufruita licenza; vedere se ha mai / percepito il premio in danaro, inoltre (?) / spedire (?) gli assegni percepiti. / (firma non decifrata: Fezio Bu…)

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