©Zizaburz
10a due lettere, in due buste
10a lettera in prima busta
Indirizzo, testo e mittente di mano di Josette, penna; indirizzo: (sn) Soldato (centrato) Ferri Felice / 4a Base T. M. Balcani / comp. 350 autonoma / caserma Regina Elena/ (sn) (Venezia) (dx) Mestre. Sul verso il mittente: Josette Notaris / Trobaso di Verbania / (Novara). Sul recto, francobollo asportato, due timbri visti di TROBASO, uno completo, con data “* 6.7.43 (…) *”; in alto sn il numero 16. Busta grigia, vista. Su un foglio A4 quadrettato non filigr., non numero.
dx: Trobaso, 2.7.43. / Felice adorato. / Sono le 9 ½ del mattino: ho lasciato le faccende / domestiche e rivolgo il mio pensiero a colui che è tutta / la mia vita. Oggi è una brutta giornata, tutta grigia / e senza sole. Si vede (sic) appena le prime montagne (plurale?) perché / c’è una fitta (una parola canc.) neb<b>iolina: ma in cambio si sta / così bene perché è molto fresco. Sento negli alberi il gaio / cinguettare degli uccelli: loro sono felici per/ché cantano: come vorrei poter comprendere il loro / linguag<g>io e sapere cosa cantano: forse canzone (?) d’amore / come cantiamo noi. Forse saranno delle piccole messa/g<e>rie (?) che portano le novità di lontano: quello che / hanno visto e sentito sotto l’altro cielo? Forse / avranno visto anche il mio Felice, e mi portano il / suo canto d’amore? Comme (sic) vorrei essere anch’io / un uccellino per poter seguirti ovunque. / oltre il cinguett<i>o degli uccelli sento (una lettera canc.) quell’ / insopportabile ragazzo della Bicci (?) che strilla / dalla mat<t>ina alla sera: sembra che qualcuno lo / voglia stritolare, per gridare così. Ti assicuro che / qualche volta i miei nervi sono al termine della / mia pazienza, e ho (in sovral.) una voglia folle di prenderlo / a schiaffi. (una sillaba abbr., vista, non decifrata) non c’è niente di romantico nel /1v/ suo strillare; se ho dei ragazzi così, povera me! / Sei ancora a Mestre? Ho (sic), come vorrei essere con / te, farti compagnia nei tuoi viaggi: qualunque cosa / accadrebbe (sic), io sarei con te, mentre invece sono qui / a logorarmi il cervello a forza di pensare troppo a te. / Oggi vado a Intra dal Moscardelli, e domani / dal dottore: oso sperare che tutto vada bene. / Iieri (sic) ho scritto alla mamma per le tue carte: / speriamo che tutto vada bene; gli (sic) ha scritto il Peter: / dice che sta bene. / Ora termino inviandoti i più fervidi auguri / di buon viaggio e ritorno; e se senti un uccellino / cantare vicino a te pensi: “è un uccellino che / ha sentito cosa dice Josette, e che me lo dice”. / Ciao mio caro amore; buona giornata: / pensa un baccio (sic) alla tua Josette che tanto ti / ama, ti pensa e sempre ti sogna. Mille baci / e tante carezze da chi è e sarà sempre tua. / Josette (sottol.).
10a lettera in seconda busta
Indirizzo, testo e mittente di mano di Josette, penna; indirizzo: (sn) Soldato (centrato) Ferri Felice / 4a Base T. M. Balcani / comp. 350 autonoma / caserma Regina Elena/ (sn) (Venezia) (dx) Mestre. Sul verso il mittente: Josette Notaris / Trobaso di Verbania / (Novara). Sul recto, francobollo asportato, un timbro visto di TROBASO, quasi completo, con data “* 1 (?).7.43 (…) *”.
Busta grigia, vista. Su un foglio A4 quadrettato non filigr., non numero (canc.?) ed un mezzo foglio A4 idem, con la continuazione del testo.
dx: Trobaso, il 30.6.43. / (centrato) Mio amatissimo Felice. / Lascio ora il mio lavoro per scriverti / qualche righe (sic). Ricevi posta regolarmente di (sic) me? Spero di / sì. <H>ai notizie recente (sic) di tua mamma? Ti dice qualche / cosa a te per il nostro matrimonio? / Ieri sera c’era la musiqua (sic, francese?) in piazza, e / siamo uscite la mamma, Odette ed io a ascoltarla; / suonavano molto bene; se tu avessi visto quanta gente, / e appena se si poteva passare; poi è arrivato il temporale: così abbiamo dovuto rincasare, quasi subito. Ieri al / pomeriggio sono uscita con Odette sino ad Intra: / siamo andate a prendere un gelato al caffè, e / poi dopo siamo ritornate subito a casa. Questa / notte mi è preso un male di ventre spaventevole: / avrei urlato dal dolore; alle 2 del mat<t>ino mi sono / dovuto (sic) alzare, a preparare una bottiglia calda, poi / mi sono installata in cucina sul divano per/ché in camera faceva un caldo da morire e / con la mia bottiglia bollente non so come me / l’avrei (sic) cavata. Una volta i<n>stallata, cercai di restare / calma, pensando: “Adesso col caldo il male poco / a poco se ne andrà”; era sempre peggio: allora /1v/ mi alzai di nuovo, presi un cachet e feci bollire il / the; presi anche de’ laudammi (sic): avrei presi (sic) qualunque / cosa purché non aver più male. Poi dopo mi coricai / di nuovo sul divano, e circa un’ora dopo cominciavo / a stare meglio; ti assicuro: se avrei (sic) dovuto passare una giornata intera così, sarei impazzita. Veramen/te non so quando mi andrà via quel maledetto male / di ventre: a dirti il vero, io non ci capisco più niente. / oggi avrei dovuto andare a prendere le foto: / ma siccome a (sic) piovuto tutta la giornata non ho / potuto uscire; questa sera fa bello: allora domani / vado a Intra con la mamma e le porterò a casa: ti manderò via subito le più belle. / Sai, Felice, che il Peio (?) <h>a la speranza di / essere a casa in borg<h>ese: fra due mesi: cosa ne dici / tu? Oh Felice, credi che il Buzzi te lo farà l’esonero? /Sarei così contenta di averti qui vicino a me: sarebbe così bello, non credi tu? ma sarebbe ancora più bello essere sempre / assieme, non lasciarsi ma<i> più. Se tu sapessi quan/to anelo di venire a Venezia a trovarti: se fosse solo / per me, invece di venire il mese di agosto sarei / a quest’ora già là vicino a te. E invece di /2r/ di (sic) scriverti ti potrei dire a voce quello che penso / e quello che sento per te; se un giorno sono stata / capace di scrivere i miei sentimenti, quello che sento / in me, ora non lo sono più: non so come dire / e ancora meno come scriverlo quello che ora è nel / mio cuore: forse perché divento tutti <i> giorni più stupi/da, ma non credo: sento una forza invisibile, una mano che lieve lieve da lontano dirige i miei / passi, e mi accompagna sulla retta via; sento in / me una forza sconosciuta, e nel mio cuore arde una / fiamma che mi bruccia (corretto brucia), così grande e forte e (una sillaba canc.) / che non si spegnerà mai più ora e nel mio /2v/ mio (sic) cuore un amore così potente che nessuno me lo potrà strappare; non so come spiegartelo, non so come dirtelo: / posso solo dire: “Felice, ti amo, ti amo, tu sei tutta / la mia vita; e se tu venissi a mancarmi la mia / salute non reagirebbe con questo colpo, e verrei ben presto a / raggiungerti; ma tu vivrai, ed io guarirò e saremo / felici“. / Ricevi amor mio adorato un’avalanga (sic) / di baci e di carezze da chi tanto ti vuol bene, / e desidero esserti vicina sempre sempre, mio amor; / buona notte. / tua Josette (sottol.) / Wir sehen uns bald wieder. Wir fahren zu / Berg. Wir kommen wieder, wenn der Kanckuech (?) / ruft (?). Sul bordo sn, in verticale, disordinato: ad occhi chiusi; appena aperti, sogno anch’io di essere nelle tue braccia / Ich liebe; du mein / lieber Felice / tausend küsse von / deine<r> Josette.
©Zizaburz